Edizioni Sonda

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A casa con la febbre

Stamattina, verso le quattro, ho cominciato a tremare e a sentir caldo dappertutto. Soprattutto il viso era in fiamme. Siccome mi è capitato altre volte, ho capito subito che avevo la febbre.
Com’era successo? Avevo preso troppo freddo la sera prima, quando avevo portato Nessuno a fare l’ultima passeggiata ai giardini? In effetti c’era un po’ di nebbia ed ero tornato con i capelli bagnati.
Oppure perché mi ero affacciato dalla finestra del bagno subito dopo aver fatto la doccia? Avevo sentito delle urla in strada e mi era sembrato di riconoscere la voce del macellaio. E’ uno che parla poco, quello lì, ma quando si arrabbia, fa tuonare l’aria. Guai a dirgli che la sua carne non era tenera, come aveva garantito a chi l’aveva acquistata. Era subito pronto a ribattere con la sua frase preferita: “Non se la prenda con la mia carne, evidentemente è lei che non sa cucinarla, chieda consigli a chi se ne intende”.
Comunque non era lui a gridare in strada, ma due automobilisti che si accusavano a vicenda di non aver rispettato il semaforo rosso ed erano finiti uno addosso all’altro.
Quando avevo chiuso la finestra e mi ero rivestito, avevo sentito dei brividi.
Alle sette mi sono presentato in cucina indossando il pigiama.
“Credo di avere la febbre” ho detto a mia madre.
“Si vede lontano un miglio. Hai la faccia rossa come un peperone. Torna subito al letto. Ti porto la colazione in camera”.
“Tremo troppo, mi sbrodolerò il latte addosso. Preferisco non mangiare”.
“Prendo il termometro e controlliamo”.
Mia sorella stava già facendo colazione e, quando ha sentito che avevo la febbre, mi ha messo in guardia: “Stai lontano da me. Io non posso assolutamente ammalarmi nei prossimi giorni. Abbiamo le prove di teatro a scuola e devo essere in piena efficienza”.
“Auguri”.
Mia madre ha voluto che tenessi il termometro a lungo.
“E’ un termometro digitale” le ho fatto osservare. “Bastano pochi secondi per misurare la febbre”.
“Voglio essere sicura al cento per cento” ha insistito.
Quando ha verificato che il termometro segnava 38, mi ha detto: “Ti do subito qualcosa per farla abbassare. Se a mezzogiorno la situazione non è cambiata, chiamiamo il medico. Hai mal di testa?”
“No”.
“Potrebbe essere l’inizio dell’influenza o una semplice infreddatura”.
“Non vado a scuola?”
“Certo che no”.
“Domani ho una verifica di matematica”.
“La farai un altro giorno”.
Mia madre mi ha dato un cucchiaio di sciroppo ed è tornata in cucina.
Nessuno si è accucciato accanto al mio letto, sul suo tappetino. Poco dopo è arrivata Luna, la gatta di Erica. Ha fatto la timida per quasi dieci giorni. Poi si è sbloccata di colpo ed è diventata la padrona della casa. Ormai ha messo su un bel po’ di muscoli e carne si avvia a diventare una gatta di discreta grandezza.
Naturalmente adora Erica, che la tratta come una bambina viziata. Ma anche io le sto simpatico. Accarezzarle il pelo mi fa sentire bene. Per fortuna Nessuno non è geloso.


 

La serie del piccolo Antonio di Angelo Petrosino

La serie di Antonio

 

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