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Edizioni Sonda

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Abbasso i robot, viva i robot

Oggi il professor Panizza ha portato a scuola un articolo di giornale, per commentarlo insieme a noi.
“Lo so che leggete poco o niente i quotidiani” ci ha detto. “Chissà se a casa vostra ne entra almeno uno ogni tanto”.
“Il padre di Antonio lo compra tutti i giorni” ha precisato Riccardo.
“E’ naturale, suo padre fa lo scrittore” ha brontolato Mirella.
“Non è necessario fare lo scrittore per leggere il giornale” le ha fatto osservare Panizza. “Comunque d’ora in avanti porterò più spesso il mio e ne leggeremo insieme alcune pagine. Oggi vi ho portato un articolo che parla degli automi, ossia dei robot, che cambieranno significativamente la nostra vita nei prossimi anni”.
L’articolo ci ha sorpresi e incuriositi.
Il giornalista riportava due storie accadute in America, dove i robot sono già abbastanza sviluppati.
La prima storia riguardava un robot, assemblato alla meno peggio, che era stato chiamato Hitchrobot e che era stato messo sulla strada per fargli attraversare l’America in autostop.
Dopo poche centinaia di chilometri, un ammazzarobot lo aveva sequestrato, gli aveva staccato la testa e lo aveva fatto a pezzi.
L’altra storia raccontava che alcuni robot inseriti negli ospedali erano stati assaltati dagli infermieri, erano stati colpiti con mazze da baseball, accecati e frantumati.
Panizza ha osservato: “Non meravigliatevi. I robot saranno utilizzati per sostituire gli esseri umani in vari campi e quindi molte persone sono destinate a perdere il lavoro. Ma non potranno essere impiegati dappertutto. Non potranno sostituire un giardiniere, per esempio, e nemmeno un medico o un professore”.
“Quindi lei ha il lavoro assicurato per tutta la vita, prof” gli ha detto Riccardo. “Sarà contento”.
“Non essere impertinente” lo ha fulminato Panizza. “Stiamo ragionando di cose serie”.
“Chi altri non potranno sostituire i robot?” ha chiesto Mirella.
“I ballerini o le ballerine. Anche chi fa questo mestiere ha il lavoro garantito”.
Noi siamo scoppiati a ridere, ma Panizza è rimasto serio.
“E poi il prete, il dentista e così via” ha aggiunto.
“Io di sicuro non farò il prete” mi ha bisbigliato Riccardo. “Magari il dentista sì. Ma non ne sono sicuro, i denti marci mi fanno senso. E anche quelli gialli. E’ per questo che io non fumerò mai”.
Panizza ha continuato a parlarci dell’evoluzione del nostro mondo.
“Bisogna avere una mentalità aperta” ci ha detto. “Ma non crediate che troppe comodità saranno sempre e solo un vantaggio. Già oggi adoperate poco le mani e non siete quasi più capaci di tenere una penna con le dita. E poi attenti a non farvi atrofizzare il cervello da chi vorrebbe fare tutto al posto vostro. Esercitate la memoria, sforzatevi di ragionare con la vostra testa. E, credetemi, un buon romanzo e una bella poesia vi faranno vivere in modo più decente e dignitoso”.
Panizza ha pronunciato queste parole con un calore insolito in lui, e siamo rimasti perplessi ad ascoltarlo.
Tornando a casa, Riccardo  mi ha detto: “Panizza parlava nel suo interesse. Anche tuo padre potrebbe dire le stesse cose, però, visto che scrive romanzi e gli importa molto che la gente li legga”.
“Mio padre scrive principalmente perché gli piace e perché vuole dialogare con gli altri. Così mi dice”.
“Sì ma se non guadagna, come fa a mantenervi? Comunque anche lui ha il lavoro assicurato. Non credo che un robot sarà mai capace di scrivere un libro di cinquecento pagine. Sarà meglio che cominci a pensare sul serio al mestiere che farò tra qualche anno, Tony. Non vorrei essere sostituito da un robot da un momento all’altro.

 


La serie del piccolo Antonio di Angelo Petrosino

La serie di Antonio

 

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