Edizioni Sonda

Bambini in fuga

“Poveri bambini!” ha esclamato mia madre, mentre guardavamo in televisione una fila sterminata di persone che camminavano sotto la neve con le teste coperte da sacchetti di plastica.
Non ho chiesto a mio padre chi fossero, perché ormai lo sanno tutti. Li chiamano profughi e scappano dalla guerra e dalle bombe.
La giornalista che riferiva la notizia, a un certo punto ha detto che qualcuno vorrebbe rimandarli indietro.
“Ma che volete che facciano?” si è chiesta mia madre diventando rossa. “Noi non faremmo lo stesso al loro posto?”
Mio padre era d’accordo, naturalmente, e ha cercato di spiegare a me e a Erica come stavano davvero le cose nei posti dove imperversava la guerra.
“Cosa ne pensi?” ho chiesto a mia sorella quando è andata nella sua camera.
“Cosa vuoi che ne pensi? Voi uomini avete la pappa nel cervello. Sapete combinare soltanto dei guai. Se ci fossimo noi donne ai posti di comando, le cose andrebbero molto meglio. Invece vorreste obbligarci a restare nell’ombra per fare i vostri comodi”.
“Io non la penso così”.
“Meno male! Vorrei proprio vedere se in una casa come la nostra allevassimo dei galli da combattimento senza un briciolo di materia grigia nel cervello. Considerati fortunato, forse combinerai meno disastri degli altri nella vita. Guarda me e impara. Ma ascolta anche nostro padre. Lui, almeno, come uomo si è salvato”.
“Che cosa si può fare per quei bambini?”
“Spero che ci siano delle persone che sappiano occuparsi di loro”.
“E se ne prendessimo uno in casa?”

“E come si fa, Tonino? Col bambino bisognerebbe prendere anche i genitori e forse anche il resto della famiglia. Dove li mettiamo? Nel nostro appartamento c’è spazio appena sufficiente per noi. Se avessimo una villa…E comunque, da quello che ho capito, vogliono andare a nord, dove sperano di essere trattati meglio che negli altri paesi”.

Stamattina ne ho parlato anche con Riccardo.
“Mia sorella dice che se comandassero le donne non ci sarebbero guerre. O ce ne sarebbero di meno. Dice che quando si tratta di prendere decisioni importanti sulla sorte della gente, gli uomini hanno la pappa nel cervello”.
”Forse non ha tutti i torti, se penso a come si comporta mio fratello. Con me è uno schiavista”.
“Hai visto i bambini che scappano dalla guerra?”
“Di sfuggita”.
“Chissà quanti di loro si ammalano”.
“Non è colpa nostra, Tony”.
“Non so come mi sentirei al loro posto”.
“Che cosa possiamo fare noi? Sono i grandi che combinano questi pasticci e sono loro che devono rimediare”.
Comunque continuo a pensarci. Non riesco soprattutto a togliermi dalla mente quel ragazzo che teneva per mano un bambino più piccolo e gli soffiava il naso con un foglietto di carta igienica.
Scommetto che stanotte lo sognerò.


 

La serie del piccolo Antonio di Angelo Petrosino

La serie di Antonio

 

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