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Edizioni Sonda

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Furto in classe

“Il mio orologio, mi hanno rubato il mio orologio!” ha gridato Mirella quando siamo rientrati in classe dopo l’intervallo.
“Ne sei sicura?” le ha chiesto Margherita.
“Me l’ero tolto e l’avevo messo sotto il banco, perché il cinturino di metallo aveva cominciato a darmi fastidio. Rivoglio il mio orologio, lo rivoglio, è un regalo di mia zia Elena, è costato tanto. Chi l’ha preso? Chi me l’ha rubato?”
In quel momento è entrato il professor Panizza.
“Cos’è questa cagnara?” ha chiesto accigliandosi.
“Mi hanno rubato l’orologio, prof e lo rivoglio indietro” ha piagnucolato Mirella.
Panizza ha aggrottato la fronte, come fa quando sta per avere uno scoppio d’ira dei suoi. Si è fatto raccontare con precisione da Mirella il rapporto che aveva avuto con il suo orologio dal momento in cui era entrata in classe a quello in cui si era accorta della sua mancanza, ha preso posto dietro la scrivania, ha abbracciato la classe con uno sguardo penetrante, quindi ha chiesto: “Chi l’ha preso?”
Ovviamente nessuno si è dichiarato colpevole. Molti, però, hanno fatto diversi commenti.
“Lo sappiamo tutti che Mirella è distratta. Magari non l’ha nemmeno portato l’orologio in classe”.
“Ce l’aveva. L’ho visto io. Cioè, non ne sono proprio sicura”.
“E se fosse entrato qualcuno delle sezioni vicine, quando l’aula era vuota e incustodita?”
“Le cose preziose si lasciano a casa, come i telefonini”.
“Se qualcuno di noi gliel’ha preso, l’orologio è ancora in classe. Svuotiamo tasche e zaini e finiamola lì”.
“Stai scherzando? Non si può. E’ vietato per la privacy”
A quel punto Panizza ha messo fine alla discussione e ha detto: “Rovistarvi addosso o mettere le mani negli zaini sarebbe la cosa più semplice da fare. Ma avrei bisogno di una autorizzazione. Allora facciamo così. Adesso vi farò uscire uno alla volta. Chi di voi è in possesso dell’orologio della compagna andrà a metterlo in una delle tasche del suo giubbotto. Ne hai uno, vero?”
“Sì, prof” gli ha risposto perplessa Mirella. “E tutti sanno qual è”.
“Bene. Riccardo, esci tu per primo.”
“Perché proprio io?”
“Da qualcuno devo pur cominciare”.
Ma prima che Riccardo si alzasse indispettito, Mirella ha detto a Panizza: “Prof, forse non è una buona idea”.
“Perché?”
“Se qualcuno lo ha preso, potrebbe andare a nasconderlo in un punto della scuola, dal quale recuperarlo in un secondo momento”.
“Ci ho pensato anch’io” ha annuito Panizza. “Ma voglio fidarmi di voi e credere che non vorrete peggiorare le cose”.
“Cosa faccio, prof?” ha chiesto Riccardo, sconcertato.
“Esci e torna subito”.
In dieci minuti siamo usciti tutti, uno dopo l’altro.
Alla fine Panizza ha detto a Mirella: “Vai a controllare se l’orologio è in una delle tasche del tuo indumento”.
Mirella è uscita quasi di corsa.
Un minuto dopo è rientrata brandendo felice il suo orologio.
“Grazie, prof, grazie” ha esclamato.
Panizza ha annuito e ha detto: “Aprite l’antologia a pagina 150. Troverete un brano di Umberto Eco. E’ stato un grande scrittore, un filosofo e tante altre cose. E’ morto alcuni mesi fa. Qui parla dell’umorismo”.
Mentre Francesca leggeva ad alta voce, Riccardo mi ha bisbigliato: “E se l’orologio fosse stato sempre nella tasca del giubbotto di Mirella?”
Non gli ho risposto, per non essere ripreso da Panizza e correre il rischio che mi chiedesse di continuare a leggere.

 


La serie del piccolo Antonio di Angelo Petrosino

La serie di Antonio

 

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