Edizioni Sonda

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Il cassonetto

Quando tocca a me andare a gettare il sacchetto dei rifiuti, sollevo il coperchio del cassonetto, smetto di respirare per qualche secondo e scaravento dentro gli scarti dei quali dobbiamo sbarazzarci. Ma non guardo mai dentro il cassonetto.
Ieri, però, tornando da scuola, ho chiesto a Riccardo: “Non ti prende qualche volta la curiosità di frugare nel cassonetto dei rifiuti?”
“A che scopo?”
“Così, per vedere che cosa va a finirci dentro. Io un’occhiata vorrei darcela, verso sera, quando i cassonetti sono quasi pieni”.
“Che razza di idea, Tony. Che cosa speri di trovarci?”
“Non lo so. Appunto per questo vorrei curiosare”.
“Chissà che puzza, però”.
“Abbiamo delle mascherine in casa. Coprono bene la bocca e il naso. Le ha comprate mia sorella. Ne mette sempre una quando va a fare una corsa in bici con le sue amiche”.
“Converrà indossare anche dei guanti di lattice.  A casa mia ce ne sono a bizzeffe, ci penso io. Quando andiamo?”
“Stasera verso le sette?”
“Che cosa dovrei dire a mia madre? Vado a dare solo una sbirciatina nel cassonetto dei rifiuti e torno subito?”
“Dille che ti ho invitato a cena da me. Lo sa che puoi venire a cenare a casa mia quando vuoi”.
“E tu cosa dirai alla tua?”
“Le dirò che andiamo a fare un po’ di jogging prima di metterci a tavola”.
Alle sette in punto eravamo davanti al cassonetto dei rifiuti che si trova a un centinaio di metri da casa mia. Le mascherine non le avevamo, perché mia sorella era in casa e mi ero dimenticato di prenderle dal suo armadio prima che rientrasse.
Abbiamo indossato i guanti e abbiamo sollevato il coperchio del cassonetto. Era quasi pieno e c’era di tutto. Anche ciò che non doveva esserci, come la frutta e la verdura, che dovevano andare nel contenitore dell’umido.
Ho notato che alcune arance erano ancora buone e c’era anche una mozzarella  imbustata.
L’ho presa e ho letto la data di scadenza. Scadeva il giorno dopo e dunque era ancora buona da mangiare. C’era una confezione di biscotti mezzo consumata, un bambolotto senza braccia, un foglietto di carta vetrata, una lampadina col vetro completamente annerito, un paio di ciabatte consumate, un tappeto del bagno sfilacciato.
A un certo punto si è avvicinato un uomo. Indossava un vecchio cappotto, due guanti di lana e ci ha chiesto: “Avete lasciato qualcosa per me?”
“Non abbiamo preso niente” gli ha risposto Riccardo.
“Che cosa state cercando?”
“Stiamo solo guardando”.
“State perdendo tempo, insomma. Io, invece, non ne ho molto da perdere. Fatevi da parte, stasera non sono stato fortunato. Negli altri cassonetti non c’era niente da recuperare”.
Ci siamo spostati e lo abbiamo lasciato frugare.
Prima di andar via, Riccardo gli ha chiesto: “Le interessa trovare qualcosa in particolare?”
“Tutto ciò che si può rivendere. Non prendo mai roba da mangiare”.
“Buona ricerca, allora” gli ho detto.
Gli abbiamo regalato i nostri guanti di lattice e siamo andati a cenare.

 


La serie del piccolo Antonio di Angelo Petrosino

La serie di Antonio

 

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