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Edizioni Sonda

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La supplente e il poeta

Stamattina eravamo in attesa ansiosa del professor Panizza. Sapevamo che ci avrebbe inflitto una verifica particolarmente dura.
“Sarà decisiva!” ci aveva preannunciato.
Sarebbe stata un misto di esercizi di sintassi, di lessico, e avrebbe compreso anche il commento a una poesia di soli due versi.
“Una poesia di due soli versi, prof?” gli avevamo chiesto increduli.
“Sì, ma pregnanti, profondi, intensi” ci aveva garantito.
“Ce li può anticipare?”
“Vi darò qualche dritta al momento di assegnarvi la verifica. Dovete imparare ad affrontare anche l’imprevisto nella vostra vita. E comunque ficcatevi bene nella testa, che gli esami non finiscono mai”.
“Io non penso di andare troppi anni a scuola, prof”.
“E con ciò? Gli esami dovrai affrontarli lo stesso nella tua esperienza quotidiana, sul lavoro, quando ti troverai davanti a un problema da risolvere per raddrizzare la tua vita”.
Usciti da scuola, Riccardo mi aveva detto: “Qui ci vuole tuo padre. Soltanto lui può sapere chi ha scritto una poesia di due versi pregnanti, profondi e intensi. Parlagliene subito stasera e fammi sapere la sua risposta”.
Mio padre non ha dovuto riflettere molto.
“E’ probabile che alluda alla poesia di Giuseppe Ungaretti” mi ha risposto. “Il titolo è Mattina ed è composta di due versetti che fanno così:

M’illumino d’immenso.

Per capirla bene, devi sapere che fu scritta mentre il poeta era al fronte, in guerra, circondato da rovine e da macerie, addolorato per gli amici persi in battaglia, dove svegliarsi era una pena e addormentarsi quasi impossibile. Allora prova a immaginare una di queste mattine, quando il sole compare in cielo come un miracolo e tu, di colpo, ti senti rivivere, ti nasce dentro una qualche speranza di futuro, un desiderio di tranquillità dopo tanti lutti. Ecco, penso che in quei due versetti il poeta abbia voluto condensare emozioni e sentimenti simili.
Ho telefonato subito a Riccardo e gli ho riferito punto per punto il colloquio avuto con mio padre.
“Speriamo che sia quella, Tony”.
Stamattina, però, Panizza non si è fatto vedere. Al suo posto è venuta una supplente, giovane, allegra, con una selva di capelli crespi e la carnagione scura.
“Il vostro professore è ammalato” ci ha detto. “Lo sostituirò io per due giorni”.
Davanti al nostro stupore, ha aggiunto: “Siccome immagino che nella testa di qualcuno stanno già frullando delle domande che mi riguardano, vi rispondo prima che me le facciate. Mi chiamo Luisella Charlotte, mio padre è italiano e mia madre è senegalese. Io sono nata in Italia, sono laureata e mi piace moltissimo insegnare”.
“Possiamo fare dei cruciverba, prof?”
“Possiamo giocare all’impiccato?”
“Possiamo fare una partita a scacchi?”
“Forse non mi sono spiegata, ragazzi. Io faccio la prof, non la babysitter. Niente giochi, perciò. Ho parlato con il vostro prof e mi ha dato i materiali per la vostra verifica. Perciò cominciamo subito o non farete in tempo a finirla”.
Quando ci ha dettato la poesia di Ungaretti, Riccardo mi ha dato una pacca sulla spalla e ha esclamato ad alta voce: “Evvai!”
Tutti si sono girati a guardarlo e Rick è diventato rosso.
Quel che la supplente ci ha detto su Ungaretti, io e Riccardo lo sapevamo già, e ci siamo messi subito al lavoro.
Ma prima di cominciare, Riccardo mi ha detto: “Facciamo in modo di non usare le stesse parole, o Panizza penserà che abbiamo copiato. Tuo padre è il massimo, Tony”.

 


La serie del piccolo Antonio di Angelo Petrosino

La serie di Antonio

 

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