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Edizioni Sonda

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Libriamoci – Prima puntata

Post lungo, in più puntate, dove si parla di una importante nuova manifestazione di promozione della lettura.

Gli ultimi tre giorni di ottobre, 29 30 e 31 ottobre 2014, si è tenuta la prima edizione di una nuova manifestazione di promozione della lettura, con ambizioni nazionali. Si chiama Libriamoci ed è stata promossa da due Ministeri (Istruzione e Cultura, MIUR e MIBACT) e dal Cepell in prima persona (al momento in cui scrivo il link non funziona: ma esiste, abbiate solo pazienza).

Viste le premesse, Libriamoci poteva essere una splendida occasione per parlare bene di libri, e per fare buona promozione alla lettura. Temo non sia stato così, e attendo qualche numero e qualcuno che mi smentisca: per ora il sito ufficiale parla di circa duemila scuole coinvolte, e lo fa in toni trionfalistici. Ottimo, no?

No.

Ancora una volta, temo, si sono confusi due piani: la promozione della lettura e la comunicazione. Libriamoci ha avuto ottima comunicazione (con poco o con nulla: con le mitiche poche risorse che piacciono agli ultimi dieci o dodici governi che abbiamo visto). Ma temo non abbia fatto molto per la promozione della lettura.

Non sarò il primo a dirlo (lo avevano già detto gli autori dell’ICWA qui): però credo non si debba lasciare cadere la cosa e se ne debba parlare.

Parlandone in maniera laica e critica: non cercando retroscena ma guardando a cosa è successo, e agli errori commessi. Insomma, come si fa tra persone serie.

 

Epperò, ecco dunque alcuni errori macroscopici: li segnalo non perché rosico, non per invidia, ma perché tutti noi li possiamo evitare in futuro (è un congiuntivo: che li si possa evitare).

 

1) La data: si è voluto creare una nuova manifestazione in poco tempo (la circolare è di settembre, il lancio pubblico del ministro Giannini del 1 ottobre), in una data che non vedeva iniziative di rilievo dedicate al libro. Si sarebbe potuto aderire alla giornata internazionale della lettura (23 aprile), o alla festa del libro (23 maggio), per esempio. O a BookCity, che era due settimane dopo. Non si è fatto.

 

2) La mancanza di progetto: non c’è dietro un’idea unificante, ma una serie di proposte e una scheda di adesione via internet. Ognuno ha fatto quel che poteva, o ha valorizzato ciò che già faceva. Secondo me, questo è un peccato: perché si è visto solo che non c’è una politica nazionale della lettura. C’è, questo sì, un’idea ingenua di fondo, che si può sintetizzare nella formula “leggere fa bene”: ma è un po’ poco. Siamo di fronte a un’emergenza: abbiamo bisogno di idee nuove, di fondi, di confrontarsi sul metodo. Non di far vedere che, comunque, le scuole fanno. Le scuole fanno tanto, lo so, e lo sapevamo già prima di Libriamoci: però non basta. È da qui, da ciò che non basta, che bisogna partire: e magari mettere in comune quel che di buono si fa per dargli un respiro diverso. Io credo che questo non sia avvenuto.

(1/continua)

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