Edizioni Sonda

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Libriamoci – seconda puntata

Nel post precedente avevo iniziato a parlare di Libriamoci, promettendo di articolare per punti quali fossero, a mio giudizio (e consultando un po' di colleghi), i punti deboli di questa iniziativa. C'è tanto da imparare, ahimé.

3) La mancanza di un orizzonte comune: non c’è solo una mancanza di strumenti specifici, ma di idee. Di come si possa fare promozione della lettura, di quali debbano essere i libri giusti… In tanti in Italia hanno segnalato e segnalano libri nuovi, moderni, adatti ai ragazzi: pure, se navighiamo per le proposte segnalate da Libriamoci troviamo quasi esclusivamente titoli inadatti alla scuola primaria e secondaria di primo grado (che pure aderiscono in forze all’iniziativa) e pochi adatti per le superiori… Sentire il ministro che consiglia per questa giornata (giuro!) la lettura dell’Ulisse di Joyce, di Anna Karenina, delle Memorie di Adriano… beh, mi fa pensare che manchi un orizzonte comune su quali possano essere i libri da cui partire per far promozione della lettura.

 

3b) Sì, ci sono alcuni libri per ragazzi: grazie alla segnalazione di singoli autori e soprattutto di un’editrice, Orietta Fatucci, che ne segnala ben cinque e fa bene. Altrimenti, non ci sarebbero praticamente libri per ragazzi. In una manifestazione di libri dedicata ai ragazzi. Epperò, direi che manca qualcosa.

 

4) Mancano gli interlocutori veri: a chi si rivolge Libriamoci? Agli allievi delle scuole? Ma quali? Io credo che per fare buone iniziative di promozione della lettura bisogna anzitutto riconoscere e rinforzare chi fa quotidianamente lavoro con la lettura. Non parlare direttamente con gli autori (che sono stati tra i pochi testimonial di questa iniziativa), ma con librai, bibliotecari, con tutti i mediatori della lettura. E con gli insegnanti e i dirigenti, ovviamente: io però qui non li vedo come protagonisti, non appaiono al centro dell’iniziativa. Lo scopo di Libriamoci è far arrivare un autore in una classe, e dove non c’è l’autore, far arrivare almeno le sue parole. Credo la scuola lo faccia già: e che si dovesse fare qualcosa di più. 

 

(2 – continua)

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