Edizioni Sonda

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Luisella ringrazia

Luisella è arrivata mentre ci preparavamo a cenare.
“Mi dispiace per l’ora” si è scusata. “Ma ho avuto un pomeriggio infernale”.
“Può restare a cena da noi” l’ha invitata mia madre.
“Non posso, ho un marito e un figlio che mi aspettano”.
“Sì è sposata?” le ho chiesto.
“Quattro anni fa. Sono venuta per ringraziare Antonio. Non oso pensare che cosa sarebbe accaduto se Roberto si fosse allontanato ancor più dalla scuola”.
“Antonio me ne ha parlato” ha detto mia madre. “Come può essere successo?”
“Ha trovato il cancello aperto. Il custode si era dimenticato di richiuderlo dopo aver portato il sacco dei rifiuti sulla strada. Ma la colpa è anche un po’ mia. Ho accompagnato una bambina al bagno, perché si era sporcata, e ho lasciato incustodito momentaneamente il resto della classe. Avrei dovuto chiedere a una collega di dare un’occhiata ai bambini mentre ero assente. C’è da dire che Roberto è molto irrequieto e ogni occasione è buona perché vada a nascondersi da qualche parte. Ma finora era rimasto sempre all’interno della scuola”.
“Per fortuna è finito tutto bene”.
“Se non fosse arrivato Antonio proprio in quel momento…Come mai eri nelle vicinanze dell’asilo?”
“Ero venuto a salutarla” le ho risposto, un po’ vergognoso.
“Che carino sei stato. Ti ho sempre trattato bene, vero? Ti ho pensato spesso. Come va a scuola?”
“Bene”.
“Ne sono contenta. Posso avere un bicchiere d’acqua?”
Sono andato a prenderglielo io.
Dopo averlo bevuto, Luisella ha sospirato e ha detto: “Meno male che la mamma di Roberto è stata comprensiva”.
“Gliel’ha detto?” le ha chiesto mia madre.
“Per forza. Era un fatto troppo serio per tacere. Ho sempre fatto con scrupolo il mio lavoro e mi sono sempre assunta le mie responsabilità. Senza dire che il bambino avrebbe potuto vantarsi a casa di essere fuggito dalla scuola. Le ho chiesto scusa e le ho garantito che un episodio del genere non si sarebbe mai più ripetuto”.
“Lei fa un lavoro difficile” ha detto mia madre.
“Lo so, però mi piace tanto. Sto bene con i bambini e loro stanno bene con me. Ricordi, Antonio, quante volte abbiamo giocato insieme?”
Mi ricordavo sì.
“Ricordi quante favole ti ho raccontato?”
Come no?
“Ricordi come addormentavo te e i tuoi compagni con la musica?”
Erano i momenti più belli, devo ammetterlo.
“Continuo a farlo ancora. Se la mamma di Roberto avesse deciso di fare una denuncia, forse mi sarei rovinata la carriera di maestra per sempre, chissà. Naturalmente ne ho parlato anche con la dirigente. Mi ha dato una tirata di orecchie, ma senza esagerare, perché conosce lo scrupolo e la passione con cui faccio il mio lavoro. Grazie, Antonio, grazie di cuore. Posso abbracciarti?”
Oltre ad abbracciarmi, Luisella mi ha dato un bacio come se fossi ancora un bambino di quattro anni.
Prima di andar via mi ha detto: “Vieni a trovarmi di nuovo. Anche le altre maestre saranno contente di rivederti. Siamo sempre le stesse”.
Quando ci siamo messi a tavola, Erica mi ha chiesto: “Nostalgia dell’asilo, fratellino?”
Ma non le ho risposto. Ero soddisfatto che Luisella continuasse a fare la maestra e basta.


 

La serie del piccolo Antonio di Angelo Petrosino

La serie di Antonio

 

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