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Edizioni Sonda

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Nessuno non è in vendita

Riccardo è andato a Milano con sua madre a visitare una vecchia zia ammalata.
Prima di partire, mi ha detto: “Secondo me non è vero. Dato che vive sola e si annoia, ogni tanto si fa viva con mia madre e le dice di essere gravemente ammalata. Ma quando andiamo a trovarla, torna subito arzilla. Così, senza prendere nessuna medicina”.
“Siete tu e tua mamma la sua medicina”.
“Allora perché non si trasferisce a Torino? Mia madre potrebbe andare a trovarla tutti i giorni e passare un’oretta con lei. A proposito, questa zia è molto ricca e noi siamo gli unici parenti che ha, dopo che le è morto il marito qualche anno fa. In teoria, dovremmo essere i suoi eredi”.
“Perché in teoria, Rick?”
“Mio padre dice che alle persone vengono delle strambe idee, a volte. Mia zia potrebbe decidere di lasciare tutti i suoi averi a qualche setta di imbroglioni”.
“Tua zia ha la testa a posto?”
“Credo di sì. E deve avere anche una predilezione per me. Una volta mi disse: «Sei il figlio che ho sempre desiderato. Ma lo avrei voluto un po’ più gentile. Perché mi fai poche feste quando vieni a trovarmi? Non ti piaccio? Mi consideri una donna acida? Guarda che ti sbagli di grosso. E’ vero che non sono abituata a dare molto affetto, ma mi piace molto riceverlo».
Ma la vedo così poco, che mi sembra ridicolo darle carezze e baci a freddo quando la incontro. E poi non lo faccio nemmeno con mia madre”.
Dopo pranzo ho messo il guinzaglio a Nessuno e l’ho portato a parco Sempione. Quando viene anche Riccardo con noi, ci divertiamo a mandare Nessuno alla caccia di oggetti. Ma oggi non ne avevo voglia.
A un certo punto mi sono seduto sull’erba e Nessuno si è accucciato al mio fianco.
Poco dopo si è avvicinato un uomo con la barba lunga e arruffata.
“Come si chiama?” mi ha chiesto indicando il mio cane.
“Nessuno”.
“Vorrei comprarlo”.
Queste parole mi hanno fatto balzare in piedi, ho afferrato il guinzaglio di Nessuno e l’ho stretto saldamente.
“Il mio cane non è in vendita” ho detto seccamente.
“Sono alcune settimane che lo osservo” ha ripreso l’uomo. “E’ proprio quello che fa per me. Sono sicuro che in poche settimane lo trasformo in cane da tartufi”.
“Devo andare”.
“Aspetta, ragioniamo. Non ti ho ho ancora detto che prezzo sono disposto a pagare. Che ne dici di mille euro?”
“Le ho detto che il mio cane non è in vendita. Andiamo, Nessuno”.
“Non ti bastano mille euro? Sei uno che sa contrattare, eh? Va bene, facciamo duemila”.
“Non glielo venderei per nessuna cifra”.
“Suvvia, tutti hanno un prezzo in questa vita. Ma ti vedo molto deciso. D’accordo, facciamo cinquemila euro e non parliamone più. Te ne do cinquanta subito e il resto domani. Vieni alla stessa ora e concludiamo l’affare. Su, passami il cane, saresti uno stupido a rifiutare l’offerta. Non ne ho mai fatta una uguale finora. Ma il cane mi piace”.
Un po’ preoccupato, mi sono guardato intorno. E quando ho visto un vigile urbano passare davanti alla staccionata che divide il parco dalla strada, ho cominciato a sbracciarmi per attirare la sua attenzione.
L’uomo con la barba se n’è accorto e mi ha detto: “Non hai il senso degli affari. Ti facevo più furbo. Tieniti pure il tuo cane. Ne trovo subito uno migliore”.
Quando è uscito frettolosamente dal parco, perdendosi nel traffico, ho detto a Nessuno: “E’ ora di tornare a casa. Se glielo racconto a Riccardo, sono sicuro che non mi crederà””.

 


La serie del piccolo Antonio di Angelo Petrosino

La serie di Antonio

 

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