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Edizioni Sonda

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Inside out

“Non male” è stato il giudizio di Riccardo quando il film è finito e siamo sciamati fuori dal cinema insieme a una folla di famiglie e di ragazzine. “Perché non hanno scelto un maschio come protagonista?”
“Non lo so”.
“Te lo dico io. Le femmine sono sempre delle privilegiate quando si tratta di inventare una storia”.
“Come fai a dirlo?”
“E’ così”.
“Comunque il film era divertente”.
“Non dico di no. I broccoli non piacciono neanche a me. Perciò al posto della protagonista mi sarei ribellato anch’io”.
“Un film sulle emozioni, questo era”.
“Mia madre vorrà che glielo racconti per filo e per segno”.
“Anche la mia”.
“Ma forse per mia madre è solo una scusa per verificare se sono andato davvero al cinema”.
“E dove potrebbe immaginare che siamo andati?”
“Che ne so, Tony?”
“Quale delle emozioni ti ha colpito di più, Rick?”
“La rabbia, il disgusto, il fastidio…”
“Non la tristezza?
“Oh, quella”.
“Dimmi la verità, tu sei triste ogni tanto?”
“Credo di sì, ma adesso non ricordo quando. E tu?”
“Certe volte”.
“Perché?”
“Non saprei. Mi sento giù senza un motivo”.
“Come se tutto stesse per andar male da un momento all’altro?”
“Più o meno”.
“Allora è quello che succede a me. Pensavo che fossi il solo a sentirmi così”.
“Non ne abbiamo mai parlato”.
“Forse sono faccende da femmine. Dovresti saperlo meglio tu, che hai una sorella in casa. Mio fratello è sempre su di giri. Credo che non sappia nemmeno cosa voglia dire la parola tristezza”.
“Chiediglielo”.
“Ha più di diciotto anni e mi riderebbe in faccia”.
Prima di cena ho telefonato a Riccardo.
“Com’è andata?” gli ho chiesto.
“Mia madre ha detto che vuole andare a vedere anche lei il film”.
“Devi essere stato convincente”.
“Non prendermi in giro, Tony. Domani è domenica e mia madre cucinerà la pasta al forno. Vuoi venire a mangiarla con noi?”
“Volentieri”.
“Arriva da noi a mezzogiorno in punto”.
“Ci sarò”.


 

La serie del piccolo Antonio di Angelo Petrosino

La serie di Antonio

 

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