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Edizioni Sonda

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Papà si è bloccato

Non vado mai a disturbare mio padre quando scrive, chiuso nel suo studio.
“Lasciamolo stare” mi dice mia madre. “Non so come faccia a non perdere la concentrazione per tante ore”.
Per non distrarlo, mette in funzione la lavatrice solo quando ha finito di scrivere ed entra in cucina stiracchiandosi.
“Stanco?” gli chiede mia madre.
“Penso che andrò a fare una passeggiata per sgranchirmi le gambe. Tonio, hai voglia di venire con me?”
Gli rispondo sempre di sì. Facciamo il giro di tre o quattro isolati e ne approfittiamo per chiacchierare.
Lui mi chiede della scuola, di Riccardo, di Margherita, io gli faccio domande sui suoi libri.
“La voglia di scrivere c’è ancora e le idee non mancano” mi risponde.
Oggi pomeriggio, dopo aver fatto merenda, stavo tornando nella mia camera per finire i compiti. Ero un po’ preoccupato per l’interrogazione di scienze del giorno dopo e, senza volerlo, ho ruotato la maniglia e ho aperto la porta dello studio di mio padre.
“Oh, scusa” gli ho detto quando mi sono accorto di essermi sbagliato di camera.
“Entra pure e chiudi la porta, Tonio”.
“Hai già finito di scrivere?”.
“Non ho nemmeno cominciato”.
“Come mai?”
“Mi sono bloccato di colpo e non so come andare avanti. Non mi era mai successo fino ad ora”.
“Sei preoccupato?”
“Ho bisogno di riflettere. Sono certo che riuscirò a chiarirmi le idee e che potrò ricominciare a scrivere”.
“Forse non hai voglia di scrivere questo libro, papà”.
“Invece l’ho cominciato con grande piacere, Tonio. Stava filando tutto liscio, quando a un certo punto mi sono fermato e mi sono chiesto: «E adesso come vado avanti?» E’ stato come se fosse calata una nebbia improvvisa sulla strada che stavo percorrendo e sono stato costretto a fermarmi per andare fuori di carreggiata. Penso che la cosa migliore da fare sia chiudere il computer e fare altro. E se andassimo a mangiare un gelato in centro?”
“Non posso, devo preparare l’interrogazione di scienze per domani”.
“Vuoi che la prepariamo insieme?”
“Se ti va”.
Mio padre è venuto con me nella mia camera e si è guardato intorno.
“Hai una stanza piuttosto ordinata per un ragazzo della tua età” ha osservato.
“Non voglio dare del lavoro supplementare alla mamma”.
“E’ un pensiero che ti fa onore”.
“Se vedessi invece quella di Erica…”.
Mio padre ha sorriso e mi ha chiesto: “Vai d’accordo con tua sorella?”
“Dipende da lei. Cambia sempre d’umore. Me ne accorgo dallo sguardo che ha quando entra in casa, quando esce dalla sua stanza e dopo che ha ricevuto o fatto una telefonata”.
Mio padre stava per sedersi accanto a me, davanti alla mia scrivania, quando ha esclamato: “Ci sono! Ecco qual era il nesso che mi mancava. Mi dispiace tanto, Tonio, ma devo ritornare a scrivere. Ti aiuto più tardi”.
“Non ti preoccupare, riesco a fare tutto da solo”.
Mio padre è corso via e io mi sono affacciato alla finestra.
In quel momento Erica stava attraversando la strada e ho cercato invano di cogliere la luce che aveva negli occhi. Non mi restava che aspettare il suo ingresso in casa. Se avesse salutato dicendo: “Ciao, gente”, voleva dire che si sentiva appagata .
Io, comunque, ero soddisfatto che mio padre fosse tornato contento al suo lavoro.

 


La serie del piccolo Antonio di Angelo Petrosino

La serie di Antonio

 

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